Il presidente nazionale di Legambiente a favore del biometano

Il presidente nazionale di Legambiente a favore del biometano.

Roma – “In Sicilia è nata un’alleanza trasversale per realizzare gli impianti dell’economia circolare. Legambiente, Comuni, sindacati, Arci, Wwf e Rete Rifiuti Zero chiedono di realizzare almeno un digestore anaerobico per il biometano in ogni provincia, mettendoci la faccia”. È quanto sottolinea Stefano Ciafani, presidente nazionale di Legambiente, che via Facebook rilancia l’appello “#rifiutizero (in discarica e negli inceneritori), #impiantimille (per riciclare i rifiuti differenziati a partire dall’organico)”. Realizzare almeno un impianto di digestione anaerobica per provincia per chiudere il ciclo dei rifiuti organici differenziati e far decollare l’economia circolare in Sicilia, questo il messaggio del massimo esponente della principale associazione ambientalista italiana. Ecco quanto scrive Coiafani su Facebook: “Non c’è più tempo da perdere. La Sicilia ha bisogno di nuovi impianti di riciclo per archiviare la stagione delle discariche, altrimenti tutti gli sforzi per far crescere la raccolta differenziata e promuovere l’economia circolare sul territorio regionale saranno vani.
La Sicilia ha bisogno, subito e prioritariamente, degli impianti (almeno uno per provincia) per trattare l’organico differenziato, che rappresenta circa il 40% dei rifiuti urbani che produciamo, altrimenti questa parte continuerà a finire, riempiendole, nelle discariche producendo cattivi odori e percolato, o in impianti di riciclo lontani anche centinaia di chilometri, a costi insopportabili per le tasche dei cittadini, consumando gasolio, inquinando l’aria e rendendo sempre più insicure strade e autostrade.
A questa grave carenza impiantistica e a questa indispensabile e non più rinviabile necessità non c’è, ancora oggi, un’adeguata, pronta e immediata risposta della Regione, che continua a perdere tempo. Infatti, dopo un altro anno, non ha ancora autorizzato nessun nuovo impianto per trattare e riciclare l’organico differenziato.
Noi riteniamo che gli impianti migliori, più moderni, efficienti ed economicamente convenienti, siano gli impianti di digestione anaerobica, che producono compost di qualità e biometano per l’autotrazione o l’immissione nella rete di distribuzione del gas, e che hanno un impatto trascurabile sull’ambiente e sul territorio.
Occorre fare presto e realizzare gli impianti per gestire il ciclo dei rifiuti, impianti coerenti con le linee guida del piano, ma soprattutto con le necessità dei territori, dell’economia circolare, della gestione di prossimità dei rifiuti prodotti, promuovendo percorsi di partecipazione e coinvolgimento dei territori coinvolti.
In caso contrario perderemo, tutti, la scommessa, e stavolta per sempre, di far diventare anche la Sicilia una regione virtuosa nella gestione dei rifiuti”.

Presto raddoppiati in Italia i “benzinai” per le auto a biometano

Presto raddoppiati in Italia i “benzinai” per le auto a biometano.

Raddoppiano in Italia gli impianti destinati alle auto che utilizzano motori alimentati a biometano grazie a Snam che segna un’ulteriore passo nel suo personale impegno a favore della mobilità sostenibile e delle basse emissioni. L’azienda, gruppo leader della distribuzione di gas naturale in Italia e in Europa, ha firmato due accordi con la finalità di agevolare chi utilizza vetture alimentate a biometano. Il primo è stato sottoscritto tra Snam e Api: le due aziende puntano a creare 200 nuovi impianti di rifornimento di gas naturale e biometano sul territorio italiano. Uno sforzo economico e progettuale notevole, anche se dietro ci sono due aziende abituate a lavorare su progetti di larga scala che già hanno una distribuzione sul territorio nazionale ottima. Quest’accordo permetterà a Snam e Api di individuare assieme le stazioni in cui installare gli impianti di metano per automobili (gas naturale compresso – Cng). Sono allo studio anche distributori di gas metano liquefatto (Lng) per mezzi pesanti. La contrattualizzazione dei primi 30 impianti avverrà entro i primi mesi del 2019. Il secondo accordo è con Eni attraverso la controllata Snam4Mobility per realizzare 20 nuove stazioni di rifornimento di gas naturale compresso per autotrazione in distributori Eni. Il contratto arriva a distanza di alcuni mesi dalla firma del primo applicativo su un lotto di 14 impianti di gas naturale compresso, alcuni dei quali apriranno entro il primo trimestre 2019. L’investimento per queste attività sarà nell’ordine dei 10 milioni di euro.

Marco Alverà di Snam: l’Italia sarà l’hub europeo del biometano, il carburante del futuro

Marco Alverà di Snam: l’Italia sarà l’hub europeo del biometano, il carburante del futuro.

Milano – Dal palco dell’Italian Energy Summit del Sole 24 Ore che si è svolto il 24 ed il 25 settembre 2018, l’ad di Snam, Marco Alverà, fa il punto dei traguardi appena centrati e delle sfide future che attendono la spa dei gasdotti. Parla di un occhio puntato sulla Cina dove, dopo gli accordi appena firmati con State Grid International Development e China Resources, la società “spera di annunciarne altri”, e un altro sull’Italia e sull’Europa con l’obiettivo, ribadito anche nell’ultimo piano industriale, di fare della penisola “un hub europeo del gas e del biogas”.

La Snam in Grecia
“L’espansione mondiale di Snam continua – ha detto Alverà – e recentemente ha vinto la gara per la privatizzazione di Desfa in Grecia, un paese in ripresa dopo la grave crisi degli anni scorsi con un mercato del gas che può svilupparsi molto. Un dato per tutti: in tutto il paese oggi ci sono appena una decina di impianti di distribuzione di gas per le auto contro i quasi 1.300 dell’Italia. La Grecia ha anche prospettive importanti nel settore del gas rinnovabile, in particolare nel biometano e del power-to-gas. Ma soprattutto la Grecia – ha spiegato l’ad di Snam – è un paese chiave dal punto di vista geografico: ha una posizione strategica nel Corridoio Sud del gas ed è la porta che insieme all’Italia collega l’Europa al Mediterraneo Orientale e al Caspio, aree geografiche nelle quali oggi ci sono importantissime riserve di gas. Desfa, la società di cui Snam sta acquisendo il controllo tramite il consorzio che guida e che vede come altri soci Fluxys ed Enagas, ha una rete di 1.500 km oltre che l’unico rigassificatore del Mediterraneo Orientale. È una società molto strategica e potrà beneficiare del know how e delle tecnologie di Snam. La presenza italiana in Grecia può rafforzare il ruolo dell’Italia come nuovo hub europeo del gas naturale”.

L’integrazione dei mercati dell’energia europei potrà consentire all’Italia di avere una bolletta più leggera
L’Italia oggi paga il gas mediamente il 10% in più rispetto ai paesi del Nord Europa. Integrare e collegare i mercati, diversificare gli approvvigionamenti, le rotte e le fonti può contribuire ad eliminare questo gap.
“La nostra acquisizione di Desfa – ha detto ancora Marco Alverà – è una tappa essenziale nella realizzazione dell’Energy Union. Quest’anno l’Italia ha iniziato a esportare gas verso la Svizzera grazie agli investimenti effettuati da Snam nel corso degli ultimi anni. Naturalmente resteremo un paese importatore”.

Ecco perché è importante potere esportare gas e biogas
L’Italia oggi importa gas per oltre il 90% dei propri fabbisogni e la produzione nazionale è in declino costante. Quindi siamo e resteremo un paese importatore. Ma avere un’infrastruttura in grado di garantire flussi bidirezionali è fondamentale.
“Abbiamo investito – ha dichiarato Alverà – per potenziare l’infrastruttura e rendere possibile il cosiddetto reverse flow. La possibilità di poter esportare gas rende l’Italia un paese centrale nelle rotte energetiche, facendola diventare anche un luogo di transito e non solo di destinazione. Il tutto naturalmente a beneficio della liquidità dei mercati e di un minore costo dell’energia”.

La Cina è il nuovo orizzonte per esportare gas
Il mese scorso Alverà è stato in Cina nell’ambito della missione organizzata dal ministro del Tesoro Tria e da Cdp per siglare un accordo con State Grid International Development. Questo perché è ormai certo che la Cina diventerà un attore centrale nel mercato globale del gas naturale. Oggi la domanda di gas cinese è solo quattro volte superiore a quella dell’Italia. Si prevede che da qui al 2030 possa addirittura triplicare. La Cina ha molto da lavorare anche sulle riserve strategiche di gas: gli stoccaggi oggi coprono il 2% della domanda mentre in Italia siamo al 20 per cento. Inoltre la Cina sta puntando forte sul gas naturale perché per migliorare la qualità dell’aria intende ridurre la dipendenza dal carbone, che pesa ancora per il 60% del mix energetico. In questo contesto per Snam ci sono ottime opportunità di esportare il proprio know-how.
“Con State Grid International Development – ha confermato il responsabile di Snam – lavoreremo anche sul fronte del biometano, dove ci siamo recentemente rafforzati acquisendo un eccellente operatore italiano come IES Biogas, attivo a livello nazionale e internazionale nella realizzazione di impianti.
Speriamo di poter annunciare altri accordi in Cina nel prossimo futuro”.

Il biometano è il carburante del futuro
Il gas avrà ancora un ruolo essenziale nel mondo e in Europa. L’Agenzia internazionale per l’Energia prevede che nel 2040 salirà al 25% del mix energetico globale rispetto al 22% attuale, sostituendo in parte carbone e petrolio e accompagnando la crescita delle rinnovabili. L’Asia trainerà il mercato ma le prospettive sono buone anche in Europa, soprattutto se si punterà sul biometano. Secondo uno studio di Ecofys, nel 2050 l’Europa avrà un potenziale per produrre almeno 122 miliardi di metri cubi di biometano all’anno, risparmiando quasi 140 miliardi di euro rispetto a una strategia di decarbonizzazione che non ne tenga conto.
“In Italia Snam – ha spiegato ancora Marco Alverà – sta puntando molto sullo sviluppo del biometano perché ha quattro enormi vantaggi per il paese: azzera le emissioni, promuove lo sviluppo dell’economia circolare, favorisce una soluzione positiva al problema dei rifiuti, crea sviluppo e posti di lavoro in vari settori in tutta la filiera. Il paese ci crede. C’è uno schema di incentivi per un miliardo di metri cubi per l’utilizzo del biometano nei trasporti e abbiamo 800 manifestazioni di interesse per allacciamenti alla nostra rete. Già oggi nella nostra rete circola biometano. C’è un impianto allacciato nella zona di Bergamo e da circa un mese abbiamo allacciato un impianto in Calabria in grado di produrre una quantità di biometano che può alimentare circa 4.500 autovetture all’anno. In più Snam ha recentemente acquisito IES Biogas”.

Curiosity ha scoperto il metano su Marte

Curiosity ha scoperto il metano su Marte.

di Giovanni Galli – Il robot Curiosity della Nasa, che da 55 mesi fa ricerche in esplorazione su Marte, ha scoperto il metano nel pianeta rosso. La sua longevità ha permesso di documentare meglio le fluttuazioni del gas metano sul pianeta rosso, confermando le precedenti intuizioni della sonda Viking, nel 1976. Le osservazioni di Curiosity, raccolte in tre anni marziani, sono state presentate su Science dell’8 giugno. Mostrano delle variazioni stagionali marcate nelle concentrazioni di metano, che raggiungono il loro massimo alla fine dell’estate nell’emisfero nord del pianeta. Ma, il metano non è la sola molecola organica scoperta da Curiosity, come si legge in un secondo articolo pubblicato nella rivista Science dedicato proprio a questo tema. Tra le molecole organiche più complesse scoperte dal robot della Nasa c’è il tiofene. Adesso è da determinare se le molecole semplici erano presenti in questo stato o sono frutto della decomposizione di molecole organiche ancora più complesse distrutte dalle alte temperature, al di sopra di 600° C, raggiunte nel cratere Gale, che ospitava un lago all’incirca 4 miliardi di anni fa. L’obiettivo è anche determinare i tipi di roccia più favorevoli per cercarvi eventuali tracce fossili di vita.

Gas for Climate: il piano per aumentare la produzione di gas rinnovabile in Europa

Gas for Climate: il piano per aumentare la produzione di gas rinnovabile in Europa.

Bruxelles (Agenzia Nova) – Il consorzio Gas for Climate, che raggruppa sette aziende europee di primaria importanza nel settore delle infrastrutture gas, tra cui Snam, e due associazioni che rappresentano la filiera del biogas e del biometano, incluso il Consorzio italiano biogas (Cib), ha presentato al commissario europeo per il Clima e l’energia, Miguel Arias Canete, un piano d’azione per favorire l’aumento della produzione di gas rinnovabile fino al 10 per cento dei consumi europei, contribuendo al processo di decarbonizzazione sostenibile dell’Unione europea. Durante l’evento, si legge in un comunicato stampa, il commissario ha sottolineato la necessità di incrementare i volumi di gas rinnovabile, accanto all’elettricità rinnovabile, per decarbonizzare il sistema energetico europeo. Nel piano, Gas for Climate suggerisce di fissare obiettivi ambiziosi per il gas rinnovabile rispetto ai consumi finali di gas. Il consorzio raccomanda anche di armonizzare le norme sugli incentivi alla produzione di gas rinnovabile a livello europeo affinché riconoscano appieno il valore di questa nuova fonte energetica. Nel febbraio scorso Gas for Climate ha pubblicato uno studio svolto dalla società di consulenza Ecofys, specializzata in studi climatici e nuove energie, secondo il quale il potenziale di produzione di biometano e idrogeno rinnovabile in Europa ammonta a oltre 120 miliardi di metri cubi. L’utilizzo di questi quantitativi di gas rinnovabile nelle esistenti infrastrutture assicurerebbe all’Ue un risparmio economico annuo quantificato da Ecofys in circa 140 miliardi di euro rispetto a uno scenario che non tenga conto del contributo del gas.

Il biometano, arma in più per limitare l’effetto serra

Il biometano, arma in più per limitare l’effetto serra.

di Marcello Ortenzi – Il clima instabile sta dando sempre più ragione agli accordi internazionali stipulati per contenere l’aumento della temperatura globale di sotto i 2°C. Essenziale per raggiungere l’obiettivo è necessaria una massiccia ridefinizione dell’odierno sistema energetico. Uno studio recente della società Ecofys – A Navigant Company, commissionato dal consorzio europeo Gas for Climate, dimostra che la transizione energetica ideale combina elettricità rinnovabile e biometano con l’utilizzo delle infrastrutture gas esistenti. In Italia, gli agricoltori che producono prodotti lattiero-caseari e altri prodotti alimentari stanno progressivamente espandendosi nella produzione di biogas da residui agricoli e colture, da dove ottengono ricavi aggiuntivi e minori costi di sistemazione degli scarti. Mentre oggi il loro biogas è impiegato per produrre elettricità e calore a livello locale, da quest’anno, volumi sempre maggiori di biogas saranno destinati alla produzione di biometano da utilizzare come carburante per i veicoli e per la generazione di calore ed elettricità in tutto il paese. La spinta è venuta dall’entrata in vigore del decreto interministeriale del 20 marzo 2018 sulla “Promozione dell’uso del biometano e degli altri biocarburanti avanzati nel settore dei trasporti” e dalla diffusione del modello di “Biogas fatto bene” promosso dal Consorzio italiano biogas. Secondo lo studio di Ecofys, la produzione di gas rinnovabile dell’Unione Europea (incluso biometano e idrogeno rinnovabile) aumenterà fino a raggiungere 122 miliardi di metri cubi (mld mc) entro il 2050. Se s’intensificheranno le infrastrutture europee di gas esistenti, si può prevedere che il ricorso al gas rinnovabile in settori dove è in grado di apportare un valore aggiunto rilevante e anche una sua adeguata combinazione con l’elettricità prodotta da fonti rinnovabili, si potranno garantire risparmi annui per 138 miliardi di euro. Facilmente si vedono margini per incrementare notevolmente la produzione e l’uso di gas rinnovabile nell’Unione Europea. Il potenziale produttivo sostenibile di biometano da biomassa agricola e legnosa è stato calcolato, in conformità a stime conservative, in almeno 98 mld mc, equivalenti ad oltre 1000 TWh di energia l’anno entro il 2050; una produzione capace di rinforzare la sicurezza energetica europea e insieme l’economia rurale. Questa quantità stimata di gas rinnovabile sarebbe destinata ai settori economici in cui si prevede il conseguimento dei maggiori risparmi sui costi sociali: il riscaldamento degli edifici e la produzione di elettricità. Si è valutato anche il volume di gas rinnovabile da assegnarsi al trasporto pesante e all’industria; in particolare, i 45 mld mc destinati a quest’ultimo settore dovrebbero rappresentare, un quantitativo sufficiente a decarbonizzarne i consumi entro il 2050. Tuttavia, nello studio non sono stati considerati i risparmi derivanti dall’utilizzo del gas rinnovabile nell’industria. Non considerando quindi il gas rinnovabile destinato all’industria, Ecofys ha calcolato i risparmi conseguibili utilizzando solo 77 dei 122 mld mc di biometano e idrogeno rinnovabile impiegati nelle infrastrutture gas esistenti e diretti al riscaldamento degli edifici, alla produzione di elettricità e al trasporto pesante. Di questi, i 5 mld mc destinati al trasporto non inciderebbero sui risparmi perché gli stessi si otterrebbero anche con i biocarburanti ma forniscono un’alternativa sostenibile e di rilevanza crescente alla decarbonizzazione di questo comparto. I risparmi sull’energia stimati equivalgono a circa 600€ l’anno a famiglia nell’UE e sono realizzati principalmente evitando i costi associati alla costruzione e all’esercizio della capacità di generazione necessaria a soddisfare gli elevati picchi della domanda elettrica, e attraverso notevoli risparmi conseguibili sui costi d’isolamento degli edifici richiesti per ospitare pompe di calore completamente elettriche. Sicuramente la transizione energetica rappresenta un’enorme sfida e resta incerta la combinazione di tecnologie esistenti e future che soddisferà la domanda di energia al 2050. Nessuna tecnologia dovrebbe essere esclusa dai programmi europei, a cominciare dalle infrastrutture gas esistenti che, senza alcun costo di realizzazione aggiuntivo, sono in grado di trasportare grandi quantità di energia in modo efficiente su lunghe distanze.

A Lilla, in Francia, c’è la più grande flotta di autobus a biometano del mondo

A Lilla, in Francia, c’è la più grande flotta di autobus a biometano del mondo.

Da un’idea visionaria alla sua realizzazione, la città di Lille è ormai stabilmente in prima linea nei progetti di mobilità sostenibile su vasta scala e Iveco è partner in questa ricerca di un sistema di trasporto pubblico efficiente ed ecosostenibile.
Il progetto è iniziato quasi 25 anni fa, quando si iniziò a vagliare soluzioni per migliorare la qualità dell’aria e sperimentare combustibili alternativi e oggi Lilla è orgogliosa di possedere la più grande flotta di autobus a biometano del mondo.
Qui ogni giorno i rifiuti domestici sono raccolti, portati all’impianto di produzione di biogas e quindi convertiti in biometano per alimentare gli autobus cittadini. La creazione di questo circolo virtuoso offre al contempo soluzioni per una gestione efficiente dei rifiuti, un miglioramento della qualità dell’aria e una mobilità sostenibile. Nel modernissimo impianto di produzione del biogas, strategicamente posizionato accanto al deposito degli autobus, si incontrano le persone che guidano gli autobus e portano avanti questo progetto allo scopo di creare un ambiente urbano più pulito, silenzioso e sostenibile.

Agatos firma lettera d’intenti con investitore per impianto che produrrà biometano

Agatos firma lettera d’intenti con investitore per impianto che produrrà biometano.

Milano – Agatos S.p.A. comunica che in data 13-4-2018 ha siglato una LOI (lettera d’intenti), non vincolante, condizionata e senza esclusiva, con una cordata formata da due imprenditori Italiani interessati a diventare equity sponsor dell’impianto autorizzato in provincia di Milano per la produzione di biometano basato sul processo BIOSIP brevettato da Agatos. L’impianto verrà costruito da Agatos, in qualità di EPC contractor, nel corso del 2018 che poi lo gestirà come O&M contractor. Gli imprenditori, che hanno un fatturato aggregato di circa 25 milioni di euro, riuniscono società attive nel campo dell’efficientamento energetico e della fornitura di energie rinnovabili, teleriscaldamento, fotovoltaico, biomasse, nell’area di Torino e Milano e possono contare su un impegno preliminare sul progetto in questione da parte di un fondo di debito che ha a disposizione 200 milioni di Euro da investire nell’ambito delle energie rinnovabili, 40 milioni dei quali impegnati dalla Banca Europea per gli Investimenti. L’efficacia della LOI è condizionata principalmente: i) al positivo esito della due diligence tecnica; ii) all’ottenimento della delibera di finanziamento da parte del fondo e iii) all’ottenimento da parte di un Istituto Finanziario di una linea di credito “IVA facility”. Questa è la seconda LOI riguardante l’impianto per la produzione di biometano autorizzato da Agatos in provincia di Milano siglata dalla Società (vd. comunicato stampa del 26-03-2018); ciò dimostra il notevole interesse del mercato per questo progetto.
Agatos Srl, ora Agatos Spa ha iniziato l’attività nel 2004 quale Agenzia Autorizzata di Enel Energia Spa. Successivamente è stata costituita Agatos Energia Srl operante nel settore della progettazione, costruzione e manutenzione di impianti di energia da fonti rinovabili, sviluppa soluzioni di efficentamento energetico, investendo molto negli ambiti della ricerca di nuove soluzioni e tecnologie.
Con l’ operazione di reverse take over della  TE Wind, già quotata sul mercato AIM Italia, gestito da Borsa Italiana, nel 2017 Agatos è entrata nel settore mini-eolico puntando a posizionarsi tra i più importanti players di EPC-Engineering, Procurement, and Construction, O&M, Asset Management e efficientamento energetico del settore.
Nella foto Michele Positano, AD AGATOS

Gattoni: “Il biometano guiderà la transizione energetica”

Gattoni: “Il biometano guiderà la transizione energetica”.

Roma – “L’elettricità avrà un ruolo centrale nell’economia del futuro ma la transizione energetica non sarà repentina, richiederà, invece, un adeguamento tecnologico che interesserà nei prossimi decenni produttori, industrie manifatturiere, reti distributive e consumatori. In questo scenario, il settore del biometano offre una flessibilità senza pari, poiché consente di produrre gas ed elettricità rinnovabili, operando una fondamentale funzione di cerniera tra le due reti”. A dichiararlo Piero Gattoni, presidente Cib, Consorzio italiano biogas, in occasione della presentazione dell’Irex Annual Report 2018.
Secondo Gattoni, “la programmabilità, riconosciuta dalla Sen come caratteristica primaria da perseguire da parte del sistema energetico italiano, è uno dei maggiori punti di forza del gas rinnovabile, che promette di raggiungere entro il 2030 volumi pari a 10 mld di Nm3, di cui 8 da matrici agricole, pari a circa il 15% dell’attuale fabbisogno annuo di gas naturale e ai due terzi della potenzialità di stoccaggio della rete nazionale”.
Inoltre, aggiunge Gattoni, “gli impianti di biogas e biometano sono altamente complementari con le altre rinnovabili, poiché consentono di assorbire i picchi produttivi delle Fer intermittenti (eolico e solare), e di trasformare l’energia elettrica in eccesso, quindi non stoccabile, in gas naturale rinnovabile, attraverso il processo di power-to-gas”.
Il biometano può essere immesso nella rete del gas, riutilizzato per la generazione elettrica o termica, sfruttato in processi industriali o impiegato come biocarburante avanzato nei trasporti, soprattutto in quelli pesanti e di difficile elettrificazione come quelli navali.
Usato come biocarburante avanzato, spiega Gattoni, “il biometano potrà favorire la decarbonizzazione del parco circolante degli autoveicoli con alimentazione a metano, che si stima in 1 milione di mezzi in Italia, senza contare le potenzialità delle riconversioni dei motori diesel in dual fuel. Dunque un’opzione immediatamente disponibile e a costi contenuti”.
“Grazie anche all’emanazione del recente Decreto Biometano, si calcola che la filiera italiana del biometano potrà operare una crescita notevole entro il 2030 – precisa Gattoni citando dati Althesys –, creando oltre 21mila nuovi posti di lavoro e producendo un totale di 85,8 miliardi di euro di ricadute economiche positive, di cui 17,7 miliardi di euro nell’uso elettrico, 15 miliardi di euro nel settore dei trasporti e 53,1 miliardi grazie all’immissione nella rete”.
Affinché questo enorme potenziale possa essere messo a disposizione dell’intero Sistema Paese, secondo il presidente del Cib, “occorre preservare il patrimonio costituito dagli oltre 1.500 impianti a biogas installati sul territorio nazionale che equivalgono a oltre 1.200 MW di potenza e a circa 7 TWh di energia, dando alle aziende un orizzonte di sicurezza anche oltre il 2023. Auspichiamo, dunque, un’accelerazione dell’iter di approvazione del decreto ‘Fer 2’, che, confidiamo, fornirà alle aziende della filiera un quadro normativo certo, necessario per pianificare le attività nei prossimi anni, per preservare l’occupazione e per programmare i necessari investimenti”.
Il decreto ‘Fer2’, conclude Gattoni, “è tanto più necessario in quanto la trasformazione del biogas in elettricità rinnovabile potrà contribuire al soddisfacimento del fabbisogno di elettricità che si determinerà con il diffondersi della mobilità elettrica privata, dai 5 ai 16 TWh di energia al 2030 secondo una recente stima di Terna”.

Auto elettriche al palo mentre il Biometano vince sull’ambiente e sui costi

Auto elettriche al palo mentre il Biometano vince sull’ambiente e sui costi.

Gli italiani potrebbero pure comprare le auto elettriche e sono anche interessanti e non poco, ma lo farebbero se ci fossero incentivi che al momento sono pochi per lo più locali o organizzati dalle stesse aziende produttrici. Ed ecco che il problema maggiore come sempre è quello die costi, almeno stando ai sondaggi, anche se il risparmio per il carburante non sarebbe da poco, così come l’impatto ambientale praticamente nullo. Per dare la spinta giusta al mercato delle auto elettriche ci vorrebbero gli incentivi che non ci sono ancora. Oltre a questo, esistono altri problemi in merito come le ricariche. Trovarle è una vera impresa. Per il Biometano invece è tutto pronto, è già disponibile e funziona con gli stessi motori a metano. Non inquina in quanto prodotti dagli scarti dei rifiuti in ciclo continuo sono riutilizzati e le emissioni del motore a metano sono prive di particolato e gas inquinanti in quanto dalla marmitta esce solo aria e anidride carbonica che non è altro se non alimento per le piante.